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The News - Ultime notizie
Written by Stefano F.   
Jun 14, 2009 at 03:24 PM

Palermo è ... il pane

Un amico che abita in Francia da molti anni, mi disse che di Palermo gli mancava solo il pane "... sai... la mafalda col cimino sopra ...".

E noi palermitani diciamo "buono come il pane" in tempi di crackers e di merendine più latte e meno cacao.

"Quelli che mangiano il pane..." disse Omero per distinguere i popoli civili dai barbari che il pane non lo conoscevano.

Scrisse Ateneo che ad Atene si facevano settantadue tipi di pane, e quattordici ce n'erano a Selinunte.

Il pane di frumento, di orzo, di avena, di segala, fu specialità delle città greche di Sicilia.

Un chicco di grano cambiò, in effetti, la vita dei nostri antichi: ne rivoluzionò la storia, la cultura, la vita.

Il lievito per fare gonfiare la pasta pare che l'abbia inventato una serva per fare dispetto alla padrona: gettò nell'impasto di acqua e farina, i resti della birra dei padrone, una bevanda molto diffusa nell'antichità. Soprattutto nell'antico Egitto.

Insomma, inventò il lievito di birra che noi, in siciliano chiamiamo giustamente criscenti.

Dai Faraoni il segreto finì sulle tavole di Arabi ed Ebrei: "Betlemme" significa esattamente "casa del pane"...

Pare che proprio da noi, in Sicilia, lo conobbero i Romani, ma soltanto duecento anni prima della nascita di Cristo.

Si faceva con grano duro vestito, il "farro" per cui scrisse Nico Valerio che l'impero di Roma, più che col ferro delle spade, si fece col farro nelle scodelle.

Gli imperatori romani usarono il pane nelle campagne elettorali, come faranno più tardi i nostri politici con la pasta: ve lo ricordate?

"Panem et circenses" gridavano i romani e il pane se lo fecero con il grano che Verre rubava in Sicilia che era il "granaio di Roma".

Ma non solo quello rubò quel proconsole.

Per il pane si rovesciarono governi e si cacciarono via pure i re: "ordine pane, disordine fame" si diceva quando scoppiavano le "rivolte del pane".

Nel 1862, la "tassa sul macinato" imposta dal nuovo regno d'Italia, provocò sommosse che costrinsero i Savoia ad annullare il decreto.

Vi voglio ricordare che fu proprio il pane che contribuì a dare alle nostre nonne quella "funzione sociale" che è il matriarcato: facendo il pane in comune con le altre donne erano informate di tutto. Per farla breve, con il pane era nato il curtigghiu, o se preferite il "gossip" che mi pare più elegante.

Plinio il pane se lo mangiava con le ostriche, Pascoli con un filo d'olio sopra, mio nonno con i mandarini; Veltroni lo adora con la cioccolata....

Questione di tempi e di gusti.

I palermitani hanno un vero culto per il pane: tutti sono informatissimi sugli orari della sfurnata, perché a tavola il pane deve arrivare caldo di forno.

Le nostre passioni per il pane sono come quelle politiche: c'è chi stravede per la mafalda e chi per il parigino.

Scalette, rosette, sfilatini, come partiti con un loro pubblico fedele e devoto: non provate neppure a farli cambiare d'opinione.

I nostalgici del buon tempo antico ricordano ancora, con le lacrime agli occhi, il "cimi torti" e il "makallè", mentre coloro che si sono inurbati vi tortureranno cantandovi le gioie della vastedda o del vastdduni (... questione di dimensione...) pani contadini di forma rotonda.

Il filone italiano, da noi si chiama ancora pistuluni dal ricordo delle prime armi da fuoco portatili, mentre la cucchia, ovvero la coppia, é "risultato binario" di due
pistuluni messi assieme...

Grande importanza ha sempre avuto nel nostro pane il ciminàuru dal greco "kyminon àgrion", ritradotto nel quasi italiano "cimino" che, giustamente Zingarelli indica come parte superiore della canna".

Se proprio volete chiamarlo in italiano dire pure "sesamo". Anche se non si aprirà un bel niente.

Nella civiltà contadina di una volta, il pane si faceva nel forno di casa: il pane, non dimentichiamocelo, fu la base della nostra alimentazione.

Spesso mangiato da solo, anzi pani e cutieddu (pane e coltello), come si diceva scherzando pure sulla miseria!

Ma, come dicono i contadini pani e vinu 'nforzanu lu schinu...

Vorrei invitarvi ad avere più rispetto per il pane: non buttiamolo via.

"Un tozzo di pane" rappresentava una volta la carità e invochiamo "il nostro pane quotidiano" come segno della benevolenza divina.

"Guadagnarsi il pane" si chiamava un tempo l'attività lavorativa.

Quando ancora c'era il lavoro.

 

Tratto da: “Palermo è …..” di Gaetano Basile, edito da Dario Flaccovio Editore di Palermo.

Da greenplanet.... PDF Print E-mail
The News - Ultime notizie
Written by Stefano F.   
Jun 11, 2009 at 09:11 AM

Creiamo un marchio mediterraneo

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limone-alberoTra le proposte emerse nel corso del Green Med Forum di Alessandria d'Egitto, che si è concluso il 7 maggio scorso, alcune potrebbero avere un particolare significato per il settore dei prodotti biologici freschi.

Il Forum è arrivato a fissare un punto di partenza e un punto di arrivo. Il punto di partenza è che oggi, nonostante alcuni piccoli tentativi di creare dei sistemi a rete mediterranei, il Mediterraneo come elemento di coagulo di iniziative non esiste. Il punto di arrivo è che, in attesa di vedere cosa l'Unione per il Meditarraneo lanciata da Sarkozy riuscirà a fare, vanno create strutture sovranazionali in grado di lanciare e sorreggere iniziative comuni: strutture come associazioni, consorzi, federazioni, fino a creare un "ombrello" comune.

Faccio un esempio concreto: oggi esistono limoni (questo è un prodotto tipicamente mediterraneo) siciliani, spagnoli, marocchini, egiziani, turchi, greci, prodotti e commercializzati secondo filiere nazionali, proprie di ciascun Paese. Essi seguono mille rivoli per raggiungere i mercati di sbocco e i consumatori finali, dalla Germania alla Russia, dalla Scandinavia al Giappone. E' inevitabile che sia ancora così in futuro. Si tratta di aggiungere a queste produzioni l'elemento comune: l'essere tutti questi limoni dei limoni mediterranei. Un marchio comune, quindi, particolarmente certificato e garantito, dovrebbe dare un valore aggiunto nel mercato globale a questo prodotto. Per arrivarci bisogna discuterne a livello di certificatori, di produttori, di esportatori, a livello associativo e politico, discuterne attraverso entità che si facciano portavoce del Mediterraneo.
Ad Alessandria è stata lanciata una di queste entità possibili: Assomedmarkets, un'associazione che avrà sede a Roma e metterà insieme non solo i dirigenti dei mercati all'ingrosso del Mediterraneo ma anche associazioni e federazioni di categorie nazionali che credono in un futuro, in uno sviluppo condivisi nel Mediterraneo. Assomedmarkets dovrebbe portare nei mercati all'ingrosso iniziative di rete in grado di portare al risultato di creare finalmente il Mediterraneo. Per i prodotti biologici in senso stretto, un marchio "bio-med" penso sarebbe una gran cosa. Ma esso appunto non può nascere dalla buona volontà di qualcuno, sarebbe un'iniziativa troppo piccola. Occorre creare prima strutture organizzative adeguate. Questa è la sfida impegnativa, che sarà oggetto anche dei prossimi Green Med Forum, dove il biologico dovrà avere un peso maggiore di quello avuto ad Alessandria.

Antonio Felice
Bella storia sui fagioli.... PDF Print E-mail
The News - Ultime notizie
Written by Stefano F.   
May 03, 2009 at 12:45 PM

Fagioli per dono di nozze

Nel 1533, Alessandro de’ Medici, in occasione del matrimonio della sorella Caterina con Enrico II di Francia, donò come prezioso regalo nuziale un sacchetto di … fagioli.

I fagioli sono una pianta erbacea annuale originaria dell’America centro-tropicale, largamente coltivata dai popoli nativi per i quali costituiva spesso l’alimento base. I fagioli ebbero grande successo in Europa, dove vennero coltivati, fin dal secolo XVI, soprattutto nelle regioni meridionali d’Europa. E’ una pianta tropicale che non sopporta il freddo.

Il Mattioli ne scrisse in questi termini: «Scaldano i faggiuoli; mangiati nei cibi gonfiano e affannano lo stomaco, ma generano il seme virile, e sollecitano al coito, e mangiati con pepe lungo, zucchero e galanga. Non danno tanto affanno allo stomaco, quando si mangiano con senape o con cardi (…)». Un esperto di piante, Castore Durante, ne suggeriva l’uso alle donne, ma come belletto: «(…) fanno i faggiuoli belleti le donne, pigliando una libra di faggiuoli e altrettanta medolla di pane bianco, aggiungendo una zucca lunga fresca e tenera tagliata minuta e tenuto il tutto in macera per una notte in latte di capra con mezz’oncia di melone (…)» Cfr. P. Mattioli: “Erbario”, 159

Last Updated ( May 03, 2009 at 12:46 PM )
Una bella iniziativa di Slow food per coltivare in maniera intelligente PDF Print E-mail
The News - Ultime notizie
Written by Stefano F.   
Apr 09, 2009 at 01:36 PM

Vi senalo un corso di agricoltura biodinamica, molto interessante che si svolgerà proprio nelle nostre zone....

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Una ricetta ...

Dessert
Ravioli Reggiani

Description:Latte
Ingredients:500 G Farina - 150 G Burro - 100 G Zucchero - 150 G Latte - 2 Uova - Marmellata Di Mele Cotogne
Instructions:Impastate la farina, il burro, lo zucchero, il latte e le uova fino ad ottenere un impasto omogeneo che spianerete all'altezza di 1-2 millimetri. Ricavatene dei cerchi di 10 centimetri. Preparate un composto di marmellata, zucchero e cannella, mettetene un cucchiaio su ogni cerchio e chiudete bene i lembi. Disponete i ravioli sulla piastra del forno, spennellateli con l'uovo sbattuto e fate cuocere a 180 gradi per 30 minuti.